Psicoterapia, quando la disabilità può “curare” la normalità.

da Il Fatto Quotidiano

di Ruggero Piperno

La psicoterapia funziona in quanto esperienza relazionale, ma esistono altre forme di relazione sociale potenzialmente evolutive e trasformative, come l’amicizia, la solidarietà e la partecipazione. Oggi queste sono un po’ in crisi, con il pericolo di far subentrare una sorta di apatia diffusa che può favorire il degrado delle istituzioni, in primis quelle sanitarie. I manicomi e i vecchi istituti per persone disabili, alimentati dal circolo vizioso disinteresse sociale/invisibilità istituzionale, rimangono il simbolo più evidente della sopraffazione che prende il posto della cura (consiglio un piccolo ma prezioso libro, a cura di F. e F. Basaglia, Morire di Classe, la condizione manicomiale fotografata da Carla Cerati e Gianni Berengo Gardin, Einaudi 1969). Oggi molti, ma ancora troppo pochi, luoghi di cura hanno invertito la rotta e propongono la trasparenza, non solo per migliorare il proprio servizio, ma anche come tentativo di intervento sociale. Due proposte concrete che vanno in questa direzione e che penso possano essere di aiuto a chi le accetta. La prima si chiama LoÏcanda , da casa LoÏch, associazione che gestisce l’omonimo centro diurno che l’ha promossa. Un “ristorante” nella campagna di Capena che apre una domenica al mese in un posto veramente ameno, perché la bellezza fa parte della filosofia di cura, gestito, da una cuoca, Gabriella volontaria e bravissima, e da Vit, Chiara, Roberta, Sergio, Enrico, Francesco, ragazzi simpaticissimi ma con un po’ di problemi, e dai ragazzi del servizio civile. Fabrizio, ex skipper, che ha preferito navigare nei mari dell’integrazione sociale piuttosto che nella solitudine degli oceani, coordina il progetto. Gli ospiti a fine pranzo danno un contributo libero in una scatola che Roberta fa passare tavolo per tavolo, assai orgogliosa del suo ruolo. Cinquanta coperti quasi sempre al completo. Quindi bisogna prenotare, ma ne vale la pena, sia per come si mangia, che per fare questa esperienza in un ambiente lieve e piacevole, dove si possono rivedere molti pregiudizi. E-mail: ass.loic@tin.it, oggetto, Loicanda.

Altra proposta che può aiutare ad abbandonare le proprie idiosincrasie nei confronti della disabilità è un progetto che l’Opera don Calabria di Roma porta avanti dal 2004, “Emarginiamo l’emarginazione”, per sensibilizzare, con molte iniziative, le persone ai problemi del disagio psichico. L’Opera don Calabria propone un modello di assistenza, unico a Roma perché riesce a far convivere turisti, ragazzi appartenenti alle scolaresche di tutta Europa, studenti che vengono da tutte le parti del mondo, religiosi, suonatori di fisarmonica, saltimbanchi ossessivi, e altre persone francamente problematiche. Tutta questa variegata umanità si riunisce quotidianamente a mensa, rallegrata da un clima familiare ricco e vivace e da un cibo ottimo, grazie a Roland, un cuoco albanese d’eccezione. Chiunque voglia partecipare, anche con uno o due amici, è invitato a pranzo, sarà molto gradito, troverà una calorosa accoglienza e una persona dedicata a lui. Per essere inseriti nella mailing list del progetto e ricevere le varie iniziative, basta mandare la propria e-mail a info@operadoncalabtria.it, oggetto: ”emarginiamo l’emarginazione”, per essere invitati a pranzo telefonare dalle 9 alle 13 allo 066274894 (chiedere di Daniela) oppure attraverso e-mail stesso indirizzo.